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Come Israele ha consegnato la vittoria ad Hamas

Due anni dopo il sette ottobre: come l'illusione di potere, la vendetta e la cecità politica hanno consegnato ad Hamas una vittoria di coscienza e politica.

Questa traduzione è stata preparata automaticamente.

טקס שחרור החטופים של חמאס בעזה

Sono passati due anni dal sette ottobre, giorno che è diventato simbolo del crollo della sicurezza, della leadership e dell'illusione israeliana di "supremazia militare incontestabile".

Gli eventi e le loro conseguenze indicano chiaramente una dura verità: Israele, con le proprie mani, ha consegnato ad Hamas la sua vittoria - non solo in senso militare, ma soprattutto nella coscienza, nella politica e nel rapporto di Israele con il mondo; ecco le ragioni della sua vittoria.

Quanto segue non costituisce giustificazione, perdono o attenuante per i crimini di Hamas. Hamas è un'organizzazione assassina, crudele, che ha colpito civili, rapito, massacrato e portato disastro sia agli israeliani che ai palestinesi. Ma proprio per questo va detta la dura verità: Israele, nella sua risposta, nella sua politica, nella cecità dei suoi leader e nell'illusione di potere che la dominava, ha consegnato ad Hamas il suo più grande successo. Non una vittoria morale, né una vittoria militare nel senso consueto, ma una vittoria di coscienza, politica e storica — una vittoria nata dal fallimento di Israele nel comprendere il vero campo di battaglia.


1. Il crollo della deterrenza e il fallimento operativo

L'attacco di Hamas del sette ottobre è stato eseguito senza interruzioni per molte ore, ha portato a una profonda infiltrazione nemica nel territorio israeliano, a un ampio fallimento dei sistemi, a un massacro e alla cattura di centinaia di civili e soldati - e alla sconfitta totale delle forze di difesa.

Si tratta del più grave fallimento militare nella storia dello Stato, che ha spezzato le fondamenta della fiducia pubblica nell'esercito e nel sistema di sicurezza.


2. Il crollo dello status dello Stato di Israele in Medio Oriente

La guerra a Gaza ha nuovamente escluso Israele dal consenso regionale.

Gli Accordi di Abramo e le iniziative di normalizzazione con i paesi arabi si sono fermati, e il mondo arabo organizzato è tornato a uno stato di alienazione e opposizione.

Israele, che cercava di essere un fattore unificatore nel nuovo Medio Oriente, è diventato un attore emarginato e deriso.


3. La riabilitazione di Hamas sulla scena internazionale

I bombardamenti indiscriminati, la distruzione umanitaria e le migliaia di morti a Gaza hanno portato a un drastico ribaltamento di coscienza: l'IDF, considerato "l'esercito più morale del mondo", è oggi percepito nel mondo come un esercito emarginato, macchiato da crimini di guerra.

Mentre le atrocità a Gaza hanno messo in luce i crimini di Hamas - un'organizzazione terroristica assassina - lo hanno trasformato in un'entità percepita da molti nel mondo come un "movimento di resistenza" la cui azione è giustificata alla luce dei crimini dell'esercito israeliano.


4. Il fallimento della pressione militare

La convinzione che "la pressione militare porterà al rilascio degli ostaggi" è stata smentita. (da tempo)

Solo l'azione politica ha portato al rilascio di ostaggi vivi, mentre la continuazione dei bombardamenti ha causato la morte di molti di loro e di migliaia di innocenti.

La forza militare si è trasformata da leva di deterrenza in un ostacolo morale e psicologico.


5. Isolamento internazionale e mancanza di legittimità

Il proseguimento della guerra, le immagini da Gaza e le numerose vittime hanno fatto sì che Israele diventasse uno Stato quasi emarginato in ogni forum internazionale.

In molti paesi, i politici che hanno collaborato con Israele hanno perso la loro posizione, e l'opinione pubblica mondiale ha voltato le spalle a uno Stato che fino a poco tempo fa era simbolo di fermezza morale, cultura e saggezza.


6. Il costo economico – perdita di potere

La guerra ha trascinato Israele in un profondo baratro economico:

Una ondata di restrizioni sulle armi, minacce di sanzioni e danni alla legittimità della sicurezza di Israele, un forte calo degli investimenti esteri e un onere di centinaia di miliardi sul bilancio dello Stato.

Israele, che era un'economia innovativa e in crescita, si è ritrovata sommersa dai debiti, in un baratro economico, con un carico di bilancio pesante, un ampio rischio economico e un danno agli investimenti.


7. Vittoria di coscienza e nuovo obiettivo: Stato palestinese

Proprio la distruzione e il disastro a Gaza hanno creato una nuova realtà in cui il mondo chiede a Israele di riconoscere uno Stato palestinese - non come risultato della pressione di Hamas, ma a causa delle decisioni errate del governo israeliano.

Così, in modo ironico, sono proprio le azioni di Israele ad aver accelerato il raggiungimento dell'obiettivo politico di Hamas.


Così si crea l'assurdo terribile: Hamas è partito all'attacco con malvagità, crudeltà e fondamentalismo assassino — ma Israele, invece di isolarlo, smascherarne i crimini, liberare gli ostaggi e stabilire un ampio fronte morale contro di lui, ha scelto una via che ha ampliato il cerchio di sangue, ha eroso la sua legittimità e si è trasformata agli occhi di molti nel mondo da vittima ad accusata.

Questo è il cuore della vittoria di Hamas: non che abbia prevalso su Israele con la sua forza, ma che Israele abbia prevalso su se stessa nella sua mancanza di saggezza.

In sintesi, la vittoria di Hamas non è derivata dalla forza delle sue armi, ma dalla sua profonda comprensione della società israeliana: paura, vendetta e cieca prepotenza si sono trasformate in autodistruzione.

Israele, invece, ha perso ciò che era la fonte della sua forza - la fede. Una fede sostituita dall'illusione del potere, da una spada che è diventata fonte di sicurezza illusoria e fondamento della politica.

Ma questa spada si è infranta più e più volte, lasciandoci feriti nel corpo e nello spirito.


Nella speranza che vengano giorni in cui il popolo di Israele torni a rinnovare la sua fede innocente, e non segua più vanità e inganni — ma la verità, la giustizia e la pace.

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